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Grazie di nuovo, Andreas!
Fintipa, non sono del tutto d'accordo. Lo scienziato ingessato ingabbiato impaludato non parla ad un ragno, ma lo scienziato vero è colui che sa di non sapere, e forse non solo parla ai ragni ma li sa ascoltare. E sa diventare il papà delle sue ochette, o travestirsi da diavolo sul tetto di casa sua per acciuffare gli uccelli che sta studiando senza farsi riconoscere, apparendo così un pazzo furioso ai suoi vicini. Io, per conto mio, parlo anche alle mosche, e ogni volta che ne becco una con lo scaccino dico "Niente di personale, sorry". (Giuro che è vero). E una volta che c'era un insetto sulla corolla di una bocca-di-leone (antirrhinum per gli amici), ho esclamato: "Ccì ssì brutt!". Sono sicura di aver sentito un indignato: "Sì bell tùùùù!!!" Ma poi queste cose non si imparano. Io quando ero piccola avevo di fronte al mio lettino un quadro con una veduta di Bruges, quante volte sono entrata in quel quadro e ci ho vissuto le mie avventure. Non sono Alice nello specchio, ma sono riuscita a mantenere la promessa fatta a me stessa: NON DIMENTICARE. Lo so che sono ridicola (per gli altri) se quando passo alle sette di mattina davanti alla fontana di piazza Umberto faccio il segno del "Namaste" a mani giunte, o se dopo aver riempito le taniche d'acqua da portare alla mia casetta di campagna poi ringrazio la fontana, ma io so anche che tutto questo fa parte di me come le altre cose (la professionalità, la serietà. eccetera). Ma non le separo. Posso, a lavoro, ritrovarmi a parlare, con un utente, della bellezza delle nuvole contrapposta alla piatta uniformità del pieno sole, posso (e lo pago, spesso) fare la battuta che nessuno si aspetta e che all'inizio sconcerta, ma forse l'unica cosa che non posso fare è di rinunciare ad essere così. Non so se mi sto avvicinando al tuo modo di sentire, il guaio di noi "laterali" è che siamo ognuno in un lato diverso, e mi dicono che ce ne siano millenovecentomilardi di fantastiliardi al quadrato. Nel mio universo i granchi con una chela in meno sono considerati delle divinità, vengono nutriti a caviale del Volga e succo d'arance rosse, e non sono tristi ma granchieggiano con le meduse che ballano la danza dei sette veli, mentre le cozze pelose danzano quella dei sette peli e le stelle dell'orsa danzano quella dei sette poli. Ma per spiegarti meglio, ti regalo una poesia che ho scritto ad aprile e già postata altrove. Spero che parli un linguaggio vicino al tuo
Xszyanka
Non veniva dal centro, portava nel grembiule Fragranze d'oltremare, fichi secchi, mandorle e un po' di niente Che pesava più di tutto il resto.
Nomi ne aveva tanti, senza voltarsi per nessuno E quel giorno che sorprese il segreto dentro le parentesi Che scoprì cosa c'era in mezzo al punto-e-virgola E tutti le chiedevano la ragione del mare.
Come altre volte rispose con il sopracciglio destro Mentre il sinistro s'inarcava a spalliera E quello di mezzo guardava un po' più in là.
Ridendo delle bocche spalancate, delle dentiere a vista Degli omeri appuntiti dei marinai attoniti - Che mai, giuravano, avevano saputo Dalle loro sirene anche il minimo indizio -
Coglieva sulla riva alghe, cocci di vetro Anemoni e coralli per i suoi fratelli Che aspettavano dentro a un equinozio.
Ci fu una vela, forse, oppure una conchiglia Racchiusa a libro sopra una sola pagina Ci fu una musica di tappi di bottiglia Ed una macchia in più fra i mari della luna.
solaris
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