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 Oggetto del messaggio: IL RAGNO E LA ZANZARA
MessaggioInviato: mer lug 28, 2010 5:0pm 
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IL RAGNO E LA ZANZARA


Ai bagni “Matilda”, il ragno tesseva l’estate con noncurante abilità; filava la sua ragnatela in maniera che fosse pronta in tempo per la bella stagione, intervallando le sue spire con gocce di rugiada, come fosse un bracciale di perline. Il ragno sapeva bene che quelle sferette tonde e riflettenti esercitavano un richiamo pressoché ineludibile per le giovani insettine vanitose, che volentieri vi si avvicinavano per specchiarsi.
Quando arrivò la zanzara, il ragno aveva appena finito di farsi la toeletta in un angolo della tela. Non aveva quindi nessuna voglia di venire disturbato: disteso sulla sua piccola sdraio, si stava godendo l’ultimo suo piccolo “toscano” della serata. “Hey!” Gridò la zanzara. “Signor Ragno, hey!” Il ragno si voltò: “Che c’è?” Rispose seccato. “Chi mi vuole in quest’ora di riposo?” Ma d’un colpo divaricò tutti e otto i suoi occhietti sbilenchi: la zanzarina era proprio carina! Quello che si sarebbe potuto tranquillamente definire un bel bocconcino prelibato! Il vecchio ragno si sfregò le mandibole con le zampe anteriori, usando le setole che le ricoprivano a mo’ di spazzolino di fortuna. “Hey!” Insisteva la zanzarina. “Non è che potrei per caso fermarmi da lei un poco a riposare, dottor Ragno?” “Sono molto stanca dopo un lungo viaggio.” Proseguì lei, piena di moine. “Sa, sono nata or ora dalla fioriera dell’entrata!” “Avrei proprio bisogno di un attimino di relax, se non le dispiace, per lisciarmi un po’ le antenne.”
“Una bella zanzarina appena nata, fresca fresca di giornata!” Pensò il ragno, sempre più arrazzato. “Ma ceeerto!” Disse lui. “Accomodati puuure! Sono sempre pronto a dare aiuto agli altri insetti affaticati.” “Ti dispiace se ti do del tu? No, vero?” “Povera zanzarina, chissà quanta fatica sentirai ancora nelle alucce!” E intanto si sfregava le zampe posteriori. “Prego, accomodati pure su quella panchina che vedi in disparte. Quella proprio sotto l’ombrellone!” Così dicendo, il ragnaccio si produsse in un profondissimo inchino, seguito da una riverenza che eseguì con tutte e otto le sue zampe. Da vero gentilragno, insomma. “Graaazie!” Disse la zanzarina, a dire il vero un po’ intimidita da tanta inaspettata gentilezza. “Grazie tante!” E si sedette, soddisfatta, sul comodo giaciglio che le aveva indicato il ragno. “Che bel freschetto che fa qui!” Disse lei in un largo sorriso, mentre distendeva le antenne in segno di vera gratitudine. Guardava il ragno che intanto si era alzato e si stava avvicinando con fare baldanzoso.
Era Giugno, e la massa dei turisti, quella vera e propria frana chiassosa e vitale, mossa dalla gran voglia di divertimento spicciolo e di risate mordi e fuggi a caro prezzo doveva ancora arrivare. Per i viottoli del bagno “Matilda”, casa della famiglia del ragno da milleseicento generazioni circa (come lui stesso recitava fiero), gli avventori erano ancora molto radi: fino a quel momento il mese era stato avaro di raggi di sole e molto prodigo di improvvisi acquazzoni. Era per questo motivo che il ragno si sentiva stanco quel giorno: sarà stata almeno la diciottesima volta che faceva e disfaceva la sua tela in non più di dieci giorni. Era stanco morto. E tremendamente allupato: era da quasi una settimana che non vedeva quasi insetto vivo. Tanto che pensava che non ce l’avrebbe fatta più a contenersi e che alla fine sarebbe stato “costretto” a fermare una di quelle tristi falene malaticce che a frotte gli passavano sopra la testa allo spuntare della luna. Una volta o due ci aveva già fatto un pensierino… Ma che tristezza! E non costavano nemmeno poco! E pensare che da giovane era stato pure un bel pezzo di ragno! Che brutto dover ricorrere a certi sistemi! Che brutta caduta di stile!
Ma per fortuna aveva finalmente trovato pane per i suoi denti. Tutto eccitato, il ragno si stava rifacendo gli occhi alla vista della bella zanzarina…
“Mi piace molto il nettare delle gardenie…”
“Cosa?” Domandò il ragno, come scosso da un sogno ad occhi aperti.
“Dicevo…” rispose la zanzarina mentre si rimirava nelle perline di rugiada incastrate nella ragnatela. “…che vado matta per il nettare delle gardenie! Non so cosa darei per averne un po’!” La sua voce era leziosa, infastidita dalla momentanea mancanza d’attenzione del ragno.
Il ragno venne preso come da un sussulto: sentì che doveva accontentarla. A ogni costo. Sentì che doveva portarle quel nettare, e che se gliel’avesse portato, in un bicchierino, magari guarnito con un bell’ombrellino colorato e con una bella spolverata di granella di zucchero sul bordo, lei sarebbe stata finalmente sua!
“Ok, faccio immediatamente!” Gridò il ragno, improvvisamente diventato il protagonista di uno di quegli accessi di servilismo che fino a un attimo prima aveva sempre duramente rimproverato in tutti i suoi simili. “Torno in un baleno!” Scese dalla ragnatela e si diresse verso il bar dei bagni “Matilda”: proprio là dietro sorgeva nei vasi una bellissima varietà di fiori differenti. “Ha piovuto fino a ieri!” Gongolava il ragno. “Chissà come dev’essersi fatto dolce e rinfrescante il succo di quelle piante!” E in un attimo, tutto trotterellante, era già sulla strada del ritorno con sei bei boccaloni luccicanti di nettare di gardenia, tre per ogni fila delle zampacce pelose.
“Certo…” Rifletté il ragno. “…questa storia poteva benissimo essersi già risolta da un bel pezzo: quella zanzarina è sicuramente molto giovane. Forse troppo. Candida come una rosa bianca...” Il ragno sospirava mentre sgambettava nel giubilo più assoluto verso la sua giovanissima preda. “Ma quanto è maliziosetta quando mi guarda di soppiatto, così timida per non farsi vedere. Che belle alucce leggere che ha! E quel grazioso pungiglione! Magari forse un po’ troppo affilato…” Una lucertola lo guardò incredula dalla tana, soltanto a un metro, ma il ragno ormai non faceva più caso a niente. “E come ammiccava quando ha detto che aveva sete! Quale incantevole modo di sfregarsi le zampette posteriori aveva!
Il ragno saltò sulla ragnatela ed era già nel suo centro. Tutto assorto nei suoi pensieri lubrichi, quasi inciampava affrontando l’ultima fila della tela, più rada, e solo per un soffio non cadde disteso, rovesciando nel vuoto tutto il prezioso contenuto dei boccali. “Ups!” Sorrise goffamente il ragno mentre si sedeva accanto alla sua vittima sacrificale, dando fondo per l’occasione all’ultima riserva del suo charme da consumato viveur che nella vita ne ha viste di tutti i colori.
“Che sbadatello che sono!” E porse alla zanzarina uno dei boccali. Lei, con l’aria un po’ scocciata, si girò verso di lui per prenderlo. Ma proprio in quell’istante vide un uomo che si affrettava sulla spiaggia: aveva maglietta e costume rossi, era forte e robusto, con le gambe e le caviglie scoperte. “Evvivaaa! Finalmenteee!” Urlò la zanzarina come un’ossessa. Spiccò un balzo e volò dietro al tizio, lasciando il ragno sul posto, di stucco, coi boccali, ancora sollevati tutti a mezz’aria nelle zampe. “Sangue! Sangue! Sangue! Sangue!” Recitava la zanzara come un mantra, svolazzando fra le gambe del perfetto sconosciuto. Apparentemente già non si ricordava più del suo ospite, il quale intanto si era messo a piagnucolare: “Che zoccola! Una zanzara così giovane e carina…” Pensava mezzo distrutto. “Quando mi ricapita?...” Gettò i boccali giù dall’alto ed essi si arenarono sulla sabbia (la lucertola di prima ringraziò).
Dopo poco però il ragno pareva già meno abbacchiato: “Ma sì, sai quante ce ne sono di insettine belle fresche come quella?” “A miliardi!” “Anzi, a milioni di miliardi!” “E poi…” Rifletté illuminando i suoi otto occhietti maliziosi.“…E poi non era neanche vergine!”

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Ultima modifica di cabal22 il dom ago 01, 2010 8:0pm, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: IL RAGNO E LA ZANZARA
MessaggioInviato: ven lug 30, 2010 4:0pm 
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C A R I N I S S I M A !!!!
bravo
ciao
stefano

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ImmagineImmagine Tizzoni d'inferno, scrivete versi, invece che mezze righe!


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 Oggetto del messaggio: Re: IL RAGNO E LA ZANZARA
MessaggioInviato: ven ago 06, 2010 7:0pm 
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Iscritto il: dom ott 19, 2008 5:0pm
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Grazie Stefano. Mi sembrava carina.

Una piccola spiegazione forse e' dovuta per quanto riguarda la battuta finale del ragno: una zanzara (femmina) punge gli uomini con lo scopo di dare nutrimento alle uova che gia' porta dentro di se'. Ecco perche' la zanzarina del racconto non era sicuramente una verginella.

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