Questa pagina è sconsigliata a un pubblico adulto. Per la lettura da parte di maggiorenni si raccomanda la presenza di almeno un bambino.Fiabastrocca della cuoca Cipollina
Era una fresca limpida giornata d'aprile e gli orologi segnavano l'una.
Oddio, quasi tutti.
Il cucù della sala da pranzo evidentemente voleva distinguersi dalla massa, così le sue lancette indicavano le 3,30. L’uccellino uscì ed emise un sonoro “CuCu”. Uno solo ma bastò.
Cipollina, che già di suo aveva un caratterino che ve lo raccomando, in quel momento era piuttosto nervosa perchè alzarsi a quell’ora non favoriva certo la tolleranza; così andò nel ripostiglio, prese un grosso martello e con un sorriso luciferino ridusse a pezzetti il dissenziente che spirò senza nemmeno un pigolio.
Era una fresca limpida giornata d’Aprile e adesso davvero tutti gli orologi segnavano l’una.
Cipollina scorse ancora una volta la lista delle prenotazioni per il pranzo del giorno appena iniziato.
C’erano quasi tutti, gli inviti a quanto pare erano stati accolti molto bene. Solo pochi avevano declinato con cortesi bigliettini ricchi di spiegazione e di auguri. Un paio, i più maleducati, non si erano nemmeno degnati di rispondere.
Cipollina alzò le spalle: - Peggio per loro, non sanno cosa si perdono-, brontolò dirigendosi in cucina. Perché Cipollina era una cuoca, anzi, LA cuoca!
Il Gran Pranzo, nel Mondo delle Fiabe era il più importante avvenimento mondano, ma era certo una cosa molto lunga e faticosa da preparare, così Cipollina passò delle ore ad accendere fuochi, pulire verdure, pelare patate, rimescolare, assaggiare, scottarsi la lingua e tirare il collo a una decina di malcapitate galline; magari non in quest’ordine.
Quando gli orologi batterono le sette, tutti insieme perché la sorte toccata al dissenziente scoraggiava ogni ulteriore idea di disaccordo, Cipollina udì bussare alla porta della locanda.
Andò ad aprire e si trovò di fronte un grosso gallo nero, dall’aspetto poco rassicurante.
-Salve, sono Gallestrello, posso entrare bella signora?-
-Mi spiace molto-, rispose Cipollina,- ma il brodo l’ho già preparato e non mi servono altri polli, al momento.-
Il gallo rabbrividì un pochino, ma si riprese subito:
-Veramente intendevo dire che vorrei partecipare al pranzo, non essere il pranzo.-
- Che sfacciato, mica sei nella lista degli invitati, e poi ho sentito parlare di te: vai in giro a fare promesse che non puoi mantenere per scroccare pranzo e cena a chi lavora e se non ci riesci dai in escandescenze e diventi cattivissimo. Fila via che ho da fare, se no mi ricordo che oramai ho il congelatore vuoto e un galletto ci starebbe bene.-
-Ma bella signora, io sono Gallestrello, il Gallo Menestrello, lei mi confonde con mio cugino, un gallo da combattimento di nome Oronzo il Gallost… lasciamo perdere. Io mi guadagnerei il pranzo onestamente, allietando i commensali con le mie canzoni. Se mi fa vedere la lista dei partecipanti le dimostrerò all’istante la mia bravura.-
Avere un po’ di musica non era una cattiva idea, dopotutto, pensò Cipollina.
-Vediamo cosa sai fare, ecco la lista-, disse porgendo l’elenco a Gallestrello.
Il gallo gli diede una rapida occhiata, poi da sotto un’ala tirò fuori la sua ghironda… come cos’è una ghironda! Vabbè, diciamo una chitarra così facciamo contenti tutti, ne trasse qualche accordo e infine iniziò a cantare con una voce possente e melodiosa.
Nobil dame, bei signori
Io mi chiamo Gallestrello
mi guadagno pochi ori
col sonar da menestrello.
Or vi canto Cipollina
in un vecchio casolare,
sempre intenta a lavorare
come cuoca sopraffina.
Il sapor della cucina
chiama gente d’ogni dove,
che sia bella la mattina
e persino quando piove.
Son venuti i sette nani
Biancaneve inver non c’era
si era fatta una crociera
in paesi assai lontani.
Giù dai pascoli montani
pure Heidi ci arrivò
un guinzaglio tra le mani
ma il cagnone si squagliò.
Cenerella coi topini
arrivati nella zucca
si faranno mezza mucca,
i conigli e tre brodini.
Delle briciole i bambini
dalla strega son seguiti,
ma purtroppo gli uccellini
in polenta son finiti.
E potrebbe continuare,
fiabastrocca del goloso
ma per esser generoso
l’avventor non vo’ stancare
ed allor si può parlare
sol degli ospiti’mportanti
che la foto si fan fare
coi sorrisi da birbanti.
E’ il Volpone accant’al muro,
lui davver è molto scaltro:
a pagare sarà un altro,
questo è poco ma sicuro.
Ecco’l Gatto, un vero duro,
sta aspettando con pazienza
suonator dal volto scuro
in arrivo da Coblenza
- o si tratta di Hamelin? -
con al seguito vociante
saporito, zampettante
un plotone di topin.
Batte l’ora ancor, din din.
Di finir mi salta in testa
attendete un momentin,
uno sol, e poi m’arresta
Se per ultimo ho lasciato
là, seduto al tavolino
il famoso burattino
no, non l’ho dimenticato.
Ha lo sguardo preoccupato
perché ha visto lo sgabello
pien di buchi, inver tarlato
ed or teme meschinello,
che di legno è sua sostanza,
stagionato, i nodi a vista,
d’esser messo sulla lista,
per il Tarlo gran pietanza.
Or è tempo che mangiate,
desinar la vita allunga,
alla cuoca orsù, brindate,
un applauso da voi giunga!
E se un “bravo” riservate
al cantor che v’intrattiene
un baiocco a lui lanciate
per lenire le sue pene.
Cipollina non seppe trattenere un applauso e fece entrare Gallestrello, offrendogli poi una ricca colazione.
Fu così che, mentre gli orologi, ancora una volta tutti insieme, segnavano l’una, ma questa volta del pomeriggio, il Gran Pranzo del Mondo delle Fiabe ebbe inizio e fu un grande successo, sia per la bravura della cuoca Cipollina che per l’estro e la voce di Gallestrello, il gallo menestrello.
Stretta la foglia,
larga la panza
dite la vostra,
che ho detto abbastanza.