Ameo'e ha scritto:
Premetto: alcuni già lo sanno e molti se ne saranno accorti che raramente analizzo per iscritto le mie farneticazioni; non dovete assolutamente prenderla come un sintomo di snobbismo o di distanza che interpongo tra me e chi mi legge … semplicemente mi piace lasciare ciascuno libero di elaborare ed evocare le proprie associazioni mentali. Anche perché di questo si tratta, non preparo nessuno schema e non seguo logiche schematiche mentre scrivo, riguardo e riaggiusto qualcosa per rendere meglio il senso ritmico e musicale che vorrei dare. Quindi: per quanto concerne il concetto di “licenza poetica”, dico che considero tale solamente ciò che deraglia dal sistema linguistico dell’idioma utilizzato e, comunque, non è mai ricercato o volutamente voluto. La lingua, che tanto influenza il nostro modo di vedere la realtà, in poesia diventa libera di “vedere” la realtà e riorganizzarla in un nuovo ordine. Le associazioni di idee non rientrano per me nella “licenza poetica” come nella natura lo zigolo giallo in genere nidifica tra l’erba e nei cespugli, nel mio mondo nidifica dove vuole e mentre cammino lungo il viale degli ippocastani potrebbe essere lì poiché non è soltanto “lo zigolo giallo = Emberiza citronella” ma anche altro. Alcune certezze, come la classificazione e il comportamento degli animali ce le costruiamo noi uomini – comunque con osservazioni e casistiche- per avere il controllo su ciò che invece sfugge al nostro controllo quando meno ce lo aspettiamo. Quando si legge una poesia, ogni elemento - consciamente o non consciamente - ha una sua funzione vitale: non si riesce sempre a far quadrare tutto per bene se non usciamo dagli schemi mentali. La percezione o linguaggio dei sensi ricrea sempre qualcosa ex-novo.
Ieri pomeriggio, prima di tornare a casa e scrivere ‘sta farneticazione passeggiavo fuori le mura di Città della Pieve lungo il viale dei tigli, ogni tanto separati da qualche ippocastano: un ramo più basso e vado a sbattere contro una foglia. Ho pensato: “oh, una carezza ippocastana”, la sua foglia assomiglia ad una mano a sei dita…”oh le foglie grandi degli ippocastani”. Ho sentito un balzo al cuore, come qualcosa che dovevo ricordare e questa sensazione è stata come un volo giallo, associato allo zigolo che –per l’appunto- non nidifica sull’ippocastano e quindi era qualcosa/un segno di qualcosa perso tanto tempo fa o dimenticato. Non so di preciso, forse un po’ di serenità, la serenità di poter decidere. Di poter vivere. Per quanto a volte possiamo dimenticare c’è qualcosa che fa parte di noi che torna anche se distratti da altre cose … Ecco, per noi tutti, anche quando dopo tante esperienze dichiariamo che la felicità non esiste, vorremmo avere e toccarla con mani. Le nostre mani cercano tante cose ma perdono spesso il senso del minimo, è nel minimo e nelle piccole cose che si ritrova il coraggio del volo, il coraggio di essere dove il caso e il destino non vorrebbe condurci. Contro quella foglia ha sbattuto il mio desiderio di ritrovare il mio posto giusto.
E noi tutti siamo alberi lungo questo viale di vita, il cuore grande che s’agita mani e, disperati, ci accorgiamo che nonostante così tanti, così vicini e così stretti non riusciamo ad essere insieme.
All’incirca un’analisi così. Ma non è completa.
Durante la lettura, provate così:
Ricordo vagamente quel grido
e il nido sull’ippocastano
............( senza cuore saremmo
solo macchie ) nelle sue mani grandi
il volo d’uno zigolo giallo.
Per distrazione all’altezza degli occhi
un battito certo torna a dire
............( come vorrei avere
felice), d’un ritocco al giorno stanco.
Oh questi uomini foglie larghe tra i viali
e stretti alle dita disperate.
E cioè leggete il corsivo a parte come chiave di lettura del resto.
Un bacin
stefe
Che bellissima lezione!!
Me la stampo per davvero!
Anche perchè m'è empatica al 1000 per 1000!
Ma forse s'era capito ...
La tua poe come sempre m'acchiappa
del resto come dice Uma Thurman:
"se non avessimo cuore saremmo solo delle macchine!"(anche se i soldi per l'auto non c'è l'ho!)
e quindi noi col linguaggio dobbiamo
aggirare le macchine e le macchie
e tra gli ippocastani i piopppi i tigli
lasciare tracce di cuore
sangue e parole parole parole ...
Ciao
Rosario