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 Oggetto del messaggio: L'inesistenza dell'etica laica
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L'etica laica è fondata sull'utilità. Essere etici conviene, è utile. Conviene all'intera umanità, e quindi anche a ogni singolo individuo.

Eppure quel singolo individuo potrebbe chiedersi: “Per quale motivo non dovrei agire direttamente per la mia utilità, per il mio interesse personale, anche se in contrasto con l'interesse dell'umanità?”

Un'etica che si fonda sull'utilità è la negazione di se stessa. Semplicemente non esiste.

Il laicismo, da sempre, maschera il proprio vuoto morale con un moralismo ipocrita, che si vanta di non avere certezze se non quella di essere onesto. Un moralismo che assume di volta in volta le forme dell'ambientalismo, del pacifismo o del giustizialismo, e che per convincere se stesso e gli altri di esistere ha bisogno di condannare. E di usare violenza.

La morale, quella vera, non si nutre di condanne, ma della Misericordia e dell'Amore di un Padre, se non ci fosse il quale non potremmo mai essere, come siamo, fratelli.
Giorgio Roversi

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 Oggetto del messaggio: Re: L'inesistenza dell'etica laica
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 4:0pm 
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La religione è un'illusione, e deriva la sua forza dal fatto che corrisponde ai nostri desideri istintuali."
(Sigmund Freud)

"La religione non è altro che l'ombra gettata dall'universo sull'intelligenza umana."
(Victor Hugo)


"La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l'oppio dei popoli."
(Karl Marx)

"Le religioni sono come le lucciole: per splendere hanno bisogno delle tenebre."
(Arthur Schopenhauer)


etc etc etc

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(S.C.)
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 Oggetto del messaggio: Re: L'inesistenza dell'etica laica
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 4:0pm 
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stefano cona ha scritto:
La religione è un'illusione, e deriva la sua forza dal fatto che corrisponde ai nostri desideri istintuali."
(Sigmund Freud)

"La religione non è altro che l'ombra gettata dall'universo sull'intelligenza umana."
(Victor Hugo)


"La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l'oppio dei popoli."
(Karl Marx)

"Le religioni sono come le lucciole: per splendere hanno bisogno delle tenebre."
(Arthur Schopenhauer)


etc etc etc


manca totti, mi sorprendi sempre
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 Oggetto del messaggio: Re: L'inesistenza dell'etica laica
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 5:0pm 
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Scusa se do il mio contributo al tuo articolo con una citazione, ma corrisponde pienamente alla mia idea sulla questione e sono certa che esprime il mio pensiero meglio di quanto io potrei fare.
Sono convinta che una morale- o un'etica- che prescinda dalle religioni, sarebbe moralmente più sana e possa esistere, non per fini utilitaristic, sic et simpliciter, ma per esigenze biologiche, che poi, se vogliamo, si possono ridurre anch'esse ad utilitarismo, biologico ovviamente.
Ne approfitto per augurarti buone vacanze oltreoceano, con un pizzico d'invidia :P



LECALDANO - Un’etica senza Dio



di Michele Turrisi





Eugenio Lecaldano, Un’etica senza Dio, Laterza 2006 (pp. XIV + 109, euro 12)





È vero che niente può dirsi “sacro” senza una religione? Esiste davvero un originario legame indissolubile tra etica e fede religiosa? Si può fondatamente sostenere che la moralità di atei, agnostici, liberi pensatori sia per principio “a rischio”?

Comune ai credenti di tutti i tempi è la salda convinzione che non si dà un’etica senza Dio. Verrebbe fatto di chiedere quale Dio, essendo Yahweh, Gesù, Allah (per citare le tre grandi religioni monoteistiche, che proprio in quanto tali si annullano a vicenda) autori di imperativi fra loro inconciliabili; ma è meglio frenare la curiosità per non cadere nel blasfemo. Da sempre i non credenti sono visti come – poverini, magari inconsapevolmente! – portatori sani di immoralità, non avendo alcun “timore di Dio” né, di conseguenza, una coscienza morale illuminata e preservata da principi “superiori”. Ancora oggi si ripropone la tesi che solo chi crede in Dio rispetta la vita (ma cosa non è stato fatto e non si fa proprio in nome di Dio!); e alla domanda: In cosa crede chi non crede? molti credenti (non tutti, per fortuna!) continuano a rispondere con sfacciata sicumera: Ma in nulla! Se Dio non esiste, allora tutto è possibile, opinabile, lecito… Non ancorati a Dio, il valore della vita e la dignità umana restano senza fondamento. Viene ovunque e di continuo ribadita la terrificante sentenza: una società senza Dio si autodistrugge, inesorabilmente! Bisogna dunque diffidare dei non credenti. Per il bene di tutti. Eppure rimane incontrovertibile questa tragica verità: né l’amore per Dio né il terrore del fuoco eterno hanno mai impedito di concepire e compiere i delitti più esecrabili. È appena il caso di ricordare qui che nell'Europa cristiana non c'è stata gente migliore che in altre civiltà.

Nel suo godibilissimo libro, Lecaldano – professore di filosofia morale presso “La Sapienza” di Roma – sostiene che non solo la morale viene prima della religione, ma questa finisce addirittura per danneggiarla. L’autore intende “mostrare l’inaccettabilità dell’idea di un’indissolubile connessione tra credenze religiose e convinzioni morali, recuperando proprio gli argomenti critici elaborati con grande chiarezza e rigore da molti pensatori dei secoli passati” (di Hobbes, Spinoza, Hume, Kant, Feuerbach, Stuart Mill, Freud... si offre pure una preziosa antologia nella seconda parte del libro). La tesi di fondo è che “non solo non è vero che senza Dio non può darsi l’etica, ma anzi è solo mettendo da parte Dio che si può realmente avere una vita morale”. Ma in che senso la religione può nuocere all’etica? La risposta di Lecaldano – arricchita dal riferimento puntuale a casi reali assai eloquenti – sottolinea anzitutto la violazione del carattere universale dell’etica quando si lega l’etica all’esistenza di un Dio rivelato: ciò infatti comporta che essa sia possibile solo per una parte dell’umanità (cioè quella che crede esattamente nello stesso Dio). I restanti (gli atei e tutti i diversamente credenti) saranno “biasimati, emarginati, perseguitati o, nel caso migliore, costantemente sollecitati ad abbandonare la loro visione del mondo”. Derivare l’etica da Dio significa concepirla come un insieme di precetti emanati da un’autorità, cosa che – in un certo senso – equivale a togliere valore etico alle norme morali, riducendo il comportamento etico di un individuo alla pura obbedienza a un comando. “Spostare l’attenzione al volere di Dio impedisce di prestare attenzione a quello che gli altri patiscono e subiscono, induce un’atrofia morale pericolosa e ostacola lo sviluppo di una effettiva sensibilità etica”. Che dire poi dell’eclatante impotenza delle morali rivelate di fronte a molte delle questioni nuove poste dalla bioetica? Oltre che per ragioni di principio, dunque, è anche per necessità che l’etica deve camminare sulle proprie gambe. “Un’etica senza Dio non pretenderà mai di imporre con qualsiasi mezzo una pretesa verità morale a coloro che non la ritengono tale; il credere o no in Dio e in quale Dio sarà faccenda pertinente alla sfera privata”.

Il riproporsi nel dibattito pubblico dell’idea che l’etica sia possibile solo per coloro che aprono le loro vite alla religione e al trascendente, “è il segno di una fase di ripiegamento e di paura della società occidentale”. È in atto la “crisi del processo di sviluppo, apertura e allargamento che la cultura occidentale ha realizzato dall’Illuminismo ad oggi”.

Lungi dall’ambizione di portare a termine l’impossibile cerimonia di seppellire Dio o di assumere un ruolo diretto sul piano politico/giuridico o di costituire un catechismo per non credenti, il libro di Lecaldano è un libro squisitamente filosofico, interessato a influenzare nient’altro che le riflessioni critiche delle persone, “muovendo dalla fiducia che la civiltà del nostro paese permetterà di accogliere – senza scandali e tentazioni censorie – le idee di coloro che sostengono esplicitamente che la morale e i valori sono qualcosa che non solo può unire credenti e non credenti, ma che addirittura esige da tutti noi un surplus di indipendenza e di autonomia, da realizzare vivendo come se Dio non esistesse”.

Mi vengono in mente le clamorose, stupende affermazioni del cristiano Albert Schweitzer: “Se domani giungessi alla conclusione che Dio non esiste, e che non esiste l’immortalità, e che la morale non è che un’invenzione della società (…) ciò non mi turberebbe affatto. L’equilibrio della mia vita interiore e la consapevolezza del mio dovere non ne sarebbero intimamente scossi. Riderei di cuore e direi: Sì, e allora? (…) Questo mi riempie di sereno orgoglio”. E mi chiedo se verrà mai il tempo in cui i credenti di tutte le specie vorranno e sapranno far proprie queste parole. Nel frattempo, spero vivamente che non si riaffermi la folle pretesa di far risalire a un Dio la fonte del diritto (sappiamo benissimo cosa ciò ha comportato e comporterebbe). Contro una simile pretesa il libro di Lecaldano rappresenta senz’altro un importante contributo.



(questa recensione è apparsa sulla rivista Lettera internazionale n. 92 [2° trimestre 2007]: http://www.letterainternazionale.it/)





Articolo inviato Michele Turrisi il giorno 14/07/2007 alle ore 12:09

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 Oggetto del messaggio: Re: L'inesistenza dell'etica laica
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margot ha scritto:
Scusa se do il mio contributo al tuo articolo con una citazione, ma corrisponde pienamente alla mia idea sulla questione e sono certa che esprime il mio pensiero meglio di quanto io potrei fare.
Sono convinta che una morale- o un'etica- che prescinda dalle religioni, sarebbe moralmente più sana e possa esistere, non per fini utilitaristic, sic et simpliciter, ma per esigenze biologiche, che poi, se vogliamo, si possono ridurre anch'esse ad utilitarismo, biologico ovviamente.
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LECALDANO - Un’etica senza Dio



di Michele Turrisi





Eugenio Lecaldano, Un’etica senza Dio, Laterza 2006 (pp. XIV + 109, euro 12)





È vero che niente può dirsi “sacro” senza una religione? Esiste davvero un originario legame indissolubile tra etica e fede religiosa? Si può fondatamente sostenere che la moralità di atei, agnostici, liberi pensatori sia per principio “a rischio”?

Comune ai credenti di tutti i tempi è la salda convinzione che non si dà un’etica senza Dio. Verrebbe fatto di chiedere quale Dio, essendo Yahweh, Gesù, Allah (per citare le tre grandi religioni monoteistiche, che proprio in quanto tali si annullano a vicenda) autori di imperativi fra loro inconciliabili; ma è meglio frenare la curiosità per non cadere nel blasfemo. Da sempre i non credenti sono visti come – poverini, magari inconsapevolmente! – portatori sani di immoralità, non avendo alcun “timore di Dio” né, di conseguenza, una coscienza morale illuminata e preservata da principi “superiori”. Ancora oggi si ripropone la tesi che solo chi crede in Dio rispetta la vita (ma cosa non è stato fatto e non si fa proprio in nome di Dio!); e alla domanda: In cosa crede chi non crede? molti credenti (non tutti, per fortuna!) continuano a rispondere con sfacciata sicumera: Ma in nulla! Se Dio non esiste, allora tutto è possibile, opinabile, lecito… Non ancorati a Dio, il valore della vita e la dignità umana restano senza fondamento. Viene ovunque e di continuo ribadita la terrificante sentenza: una società senza Dio si autodistrugge, inesorabilmente! Bisogna dunque diffidare dei non credenti. Per il bene di tutti. Eppure rimane incontrovertibile questa tragica verità: né l’amore per Dio né il terrore del fuoco eterno hanno mai impedito di concepire e compiere i delitti più esecrabili. È appena il caso di ricordare qui che nell'Europa cristiana non c'è stata gente migliore che in altre civiltà.

Nel suo godibilissimo libro, Lecaldano – professore di filosofia morale presso “La Sapienza” di Roma – sostiene che non solo la morale viene prima della religione, ma questa finisce addirittura per danneggiarla. L’autore intende “mostrare l’inaccettabilità dell’idea di un’indissolubile connessione tra credenze religiose e convinzioni morali, recuperando proprio gli argomenti critici elaborati con grande chiarezza e rigore da molti pensatori dei secoli passati” (di Hobbes, Spinoza, Hume, Kant, Feuerbach, Stuart Mill, Freud... si offre pure una preziosa antologia nella seconda parte del libro). La tesi di fondo è che “non solo non è vero che senza Dio non può darsi l’etica, ma anzi è solo mettendo da parte Dio che si può realmente avere una vita morale”. Ma in che senso la religione può nuocere all’etica? La risposta di Lecaldano – arricchita dal riferimento puntuale a casi reali assai eloquenti – sottolinea anzitutto la violazione del carattere universale dell’etica quando si lega l’etica all’esistenza di un Dio rivelato: ciò infatti comporta che essa sia possibile solo per una parte dell’umanità (cioè quella che crede esattamente nello stesso Dio). I restanti (gli atei e tutti i diversamente credenti) saranno “biasimati, emarginati, perseguitati o, nel caso migliore, costantemente sollecitati ad abbandonare la loro visione del mondo”. Derivare l’etica da Dio significa concepirla come un insieme di precetti emanati da un’autorità, cosa che – in un certo senso – equivale a togliere valore etico alle norme morali, riducendo il comportamento etico di un individuo alla pura obbedienza a un comando. “Spostare l’attenzione al volere di Dio impedisce di prestare attenzione a quello che gli altri patiscono e subiscono, induce un’atrofia morale pericolosa e ostacola lo sviluppo di una effettiva sensibilità etica”. Che dire poi dell’eclatante impotenza delle morali rivelate di fronte a molte delle questioni nuove poste dalla bioetica? Oltre che per ragioni di principio, dunque, è anche per necessità che l’etica deve camminare sulle proprie gambe. “Un’etica senza Dio non pretenderà mai di imporre con qualsiasi mezzo una pretesa verità morale a coloro che non la ritengono tale; il credere o no in Dio e in quale Dio sarà faccenda pertinente alla sfera privata”.

Il riproporsi nel dibattito pubblico dell’idea che l’etica sia possibile solo per coloro che aprono le loro vite alla religione e al trascendente, “è il segno di una fase di ripiegamento e di paura della società occidentale”. È in atto la “crisi del processo di sviluppo, apertura e allargamento che la cultura occidentale ha realizzato dall’Illuminismo ad oggi”.

Lungi dall’ambizione di portare a termine l’impossibile cerimonia di seppellire Dio o di assumere un ruolo diretto sul piano politico/giuridico o di costituire un catechismo per non credenti, il libro di Lecaldano è un libro squisitamente filosofico, interessato a influenzare nient’altro che le riflessioni critiche delle persone, “muovendo dalla fiducia che la civiltà del nostro paese permetterà di accogliere – senza scandali e tentazioni censorie – le idee di coloro che sostengono esplicitamente che la morale e i valori sono qualcosa che non solo può unire credenti e non credenti, ma che addirittura esige da tutti noi un surplus di indipendenza e di autonomia, da realizzare vivendo come se Dio non esistesse”.

Mi vengono in mente le clamorose, stupende affermazioni del cristiano Albert Schweitzer: “Se domani giungessi alla conclusione che Dio non esiste, e che non esiste l’immortalità, e che la morale non è che un’invenzione della società (…) ciò non mi turberebbe affatto. L’equilibrio della mia vita interiore e la consapevolezza del mio dovere non ne sarebbero intimamente scossi. Riderei di cuore e direi: Sì, e allora? (…) Questo mi riempie di sereno orgoglio”. E mi chiedo se verrà mai il tempo in cui i credenti di tutte le specie vorranno e sapranno far proprie queste parole. Nel frattempo, spero vivamente che non si riaffermi la folle pretesa di far risalire a un Dio la fonte del diritto (sappiamo benissimo cosa ciò ha comportato e comporterebbe). Contro una simile pretesa il libro di Lecaldano rappresenta senz’altro un importante contributo.



(questa recensione è apparsa sulla rivista Lettera internazionale n. 92 [2° trimestre 2007]: http://www.letterainternazionale.it/)





Articolo inviato Michele Turrisi il giorno 14/07/2007 alle ore 12:09


Cara Margot,

ti ringrazio della cortese risposta
che pertiene al confronto delle idee
contrariamente all'avviata polemica
di altre intelligenze imbevute di pensieri altrui
...
lo scritto postato non è mio
...
non mi piace la conclusione di detto scritto
in senso anche solo puramente estetico
...
ma la logica contenuta nei primi tre periodi
la trovo poco confutabile
se tu o altri vorrete focalizzarti su quella parte
nella vostra analisi
mi farete piacere

il nostro amato tenutario, come spesso fa,
ha invece rovesciato i termini della questione
"andando all'attacco" di altre cose
...
deve essere una questione di "romanità coatta"
ciao e buone vacanze a te

jack

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 Oggetto del messaggio: Re: L'inesistenza dell'etica laica
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Se si parla di idee precostituite fai un passo avanti.

io rispetto pure chi crede alla Befana figurati se non rispetto chi ha fede, però mi aspetterei lo stesso trattamento.

Ma Voi avete Dio con Voi e dunque....

Got mit uns

ciao bello, occhio all'americani che de sti tempi cianno il dente avvelenato con la chiesa...fatta dal clero.

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 Oggetto del messaggio: Re: L'inesistenza dell'etica laica
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stefano cona ha scritto:
Se si parla di idee precostituite fai un passo avanti.

io rispetto pure chi crede alla Befana figurati se non rispetto chi ha fede, però mi aspetterei lo stesso trattamento.

Ma Voi avete Dio con Voi e dunque....

Got mit uns

ciao bello, occhio all'americani che de sti tempi cianno il dente avvelenato con la chiesa...fatta dal clero.


ha!
continui ad essere precostituito
come ti ho già spiegato varie volte chiesa e clero
sono cose diverse
se non c'arrivi nn ci posso mica fare niente
...

quanto al resto
Voi avete Dio con Voi e dunque
questa affermazione si qualificherebbe da sola
e io spero che non sia così
...
dunque che, fratello Cona?

in speranzosa attesa di smentita
me ne vado nella Tera del grande satana
cia'

jack

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 Oggetto del messaggio: Re: L'inesistenza dell'etica laica
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eh ma c'è etica e etica
e poi c'è pure la tinca

qual'è l'etica della tinca?
e l'etica dell'elica?

poichè etica dovrebbe derivare da ethos: costume, usi, usanze, riti, cerimonie, cerimoniali, comportamenti..etc etc
si vede bene che essa è una convezione tra simili o similari
e si basa su elementi minimi e intuitivi, quindi innati, in questo caso nella spiecie umana.

I leoni per esempio hanno un'etica da leoni: i maschi adulti uccidono i piccoli degli altri maschi
per prendersi l'harem e questo è etico per i leoni, non per gli umani, non che gli umani non possano farlo, ma se lo fanno non è etico. secondo l'etica umana.

Se poi definiamo l'etica come teoria del vivere si vede bene che incappiamo in un nodo
e cioè, l'etica studia i comportamenti, ma non ne è alla base.

ecco quindi che l'etica intesa come guida non puo esistere.

:lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:

vabbene come raggionamento?

:mrgreen: :mrgreen:


è etico o no? e se no cos'è?

:lol: :lol: :lol: :mrgreen:


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 Oggetto del messaggio: Re: L'inesistenza dell'etica laica
MessaggioInviato: ven lug 23, 2010 11:0am 
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voodoo ha scritto:
eh ma c'è etica e etica
e poi c'è pure la tinca

qual'è l'etica della tinca?
e l'etica dell'elica?

poichè etica dovrebbe derivare da ethos: costume, usi, usanze, riti, cerimonie, cerimoniali, comportamenti..etc etc
si vede bene che essa è una convezione tra simili o similari
e si basa su elementi minimi e intuitivi, quindi innati, in questo caso nella spiecie umana.

I leoni per esempio hanno un'etica da leoni: i maschi adulti uccidono i piccoli degli altri maschi
per prendersi l'harem e questo è etico per i leoni, non per gli umani, non che gli umani non possano farlo, ma se lo fanno non è etico. secondo l'etica umana.

Se poi definiamo l'etica come teoria del vivere si vede bene che incappiamo in un nodo
e cioè, l'etica studia i comportamenti, ma non ne è alla base.

ecco quindi che l'etica intesa come guida non puo esistere.

:lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:

vabbene come raggionamento?

:mrgreen: :mrgreen:


è etico o no? e se no cos'è?

:lol: :lol: :lol: :mrgreen:


tu confondi l'etica con l'etologia
guarda wikkipeddia vah!
:lol: :lol: :lol: :lol: :lol:

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 Oggetto del messaggio: Re: L'inesistenza dell'etica laica
MessaggioInviato: ven ago 06, 2010 1:0pm 
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al solito... la differenza è nel fatto che l'utilità sia legata al singolo individo o alla collettività
la mia etica laica è collettiva senza essere collettivista
di certo non individualista

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Mara


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 Oggetto del messaggio: Re: L'inesistenza dell'etica laica
MessaggioInviato: ven ago 06, 2010 5:0pm 
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M.G. ha scritto:
al solito... la differenza è nel fatto che l'utilità sia legata al singolo individo o alla collettività
la mia etica laica è collettiva senza essere collettivista
di certo non individualista


cioè come una formica? :lol:

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